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Giovani e occupazione: quali soluzioni?

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Giovani e ocupazione

pubblicato su La Stampa del 11/01/2018

Gli ultimi dati sull'occupazione hanno riportato l'attenzione sulla questione dei giovani: se infatti da un lato si registra un continuo calo dei tassi di disoccupazione giovanile (scesa di 7,2 punti solo nell'ultimo anno), dall'altro è stato osservato che resta uno dei tassi più alti d'Europa e che molti dei nuovi contratti sono, comuque, a tempo determinato. Essendo già in campagna elettorale, alcuni hanno colto l'occasione per incolpare le riforme degli ultimi anni. Chi promette abolizioni, chi correzioni, chi approfitta per chiedere nuovi sgravi o bonus.

La verità è che la questione del lavoro dei giovani è vecchia di decenni. Come nota Paolo Baroni alla fine del suo articolo di mercoledì scorso il rapporto tra tasso di disoccupazione giovanile e degli adulti che abbiamo oggi è più o meno lo stesso che avevamo nel 1977: tre volte tanto. E' evidente che il problema affonda le radici in nostre debolezze storiche: un'istruzione distante dal mondo del lavoro; un sistema imprenditoriale ancorato a modelli produttivi poco innovativi e incapace di assorbire nuove competenze (per questo abbiamo la particolarità di uno "skills mismatch" in cui i giovani risultano più sovraqualificati che sottoqualificati) ed infine un sistema di servizi per l'impiego incapace di agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e men che meno le attività di orientamento e formazione.
C'è quindi bisogno di una risposta strutturale, che riformi in profondità queste dimensioni.

Legge di Bilancio 2018

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Oggi abbiamo votato la Fiducia per la Legge di Bilancio 2018, domani è previsto il voto finale. Non nascondo l’amarezza per il fatto che nessuno dei miei emendamenti sia stato approvato. Ho sofferto per tutti gli emendamenti, cito i primi tre che mi vengono in mente: uno sull’inserimento lavortativo dei disabili, un altro che modificava il contratto intermittente per sopperire ai danni dovuti all’abolizione dei voucher, un altro ancora contro le società a partecipazione pubblica che aggirano il tetto degli stipendi nella pubblica amministrazione. Ma sono rimasta paricolarmente male per un mio emendamento sulle politiche attive del lavoro, legato al potenziamento e alla valorizzazione di ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro) e dei lavoratori di ANPAL Servizi.

La delusione è dovuta a diversi motivi. 

Il grande equivoco dell’equo compenso per i professionisti

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In queste ore al Senato si stanno approvando articoli ed emendamenti del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio. Tra gli altri, dovrebbe essere approvato un emendamento che introduce un compenso fisso per le prestazioni degli avvocati svolte per banche, assicurazioni e grandi aziende. Si tratta della cosiddetta norma sull’equo compenso, molto dibattuta in questa legislatura. Nel seguito dell’articolo provo a spiegare di che si tratta, le argomentazioni di chi lo sostiene e perchè, invece, a mio avviso, non è la soluzione per far crescere le professioni.Chiudendo con alcune idee su cosa, a mio avviso, sarebbe utile fare per aiutare i giovani professionisti.

Riforma dell'INPS: un'occasione persa

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Non sono passati. I miei emendamenti al testo sulla Riforma dell’INPS sono stati tutti bocciati*. Incluso l’emendamento, a cui tenevo moltissimo, che includeva i giovani (studenti e dottorandi) e i professionisti non ordinisti nel Consiglio di Strategia e Vigilanza. Le motivazioni addotte dalla relatrice sono state due:

1)      I giovani e gli studenti non versano contributi, quindi non è corretto che abbiano voce in capitolo,

2)      I giovani e gli studenti/dottorandi non hanno organi di rappresentanza chiari e riconosciuti, come si fa a scegliere chi li rappresenta?

Queste le mie repliche:

Vissi d'arte ma non solo...Una proposta per i lavoratori dello spettacolo

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Questa mattina alla Camera abbiamo approvato il Disegno di Legge sulle misure per lo spettacolo. E’ un bel provvedimento, che aprirà la strada ad un fondamentale riordino delle normative sul mondo dello spettacolo con la redazione del “Codice dello Spettacolo”, stanziando più risorse, estendendo l’art-bonus anche alle attività dello spettacolo, di cui viene riconosciuto il valore sociale, educativo e culturale. C’è solo un piccolo neo: mancano proposte specifiche rivolte alle persone che in questi settori lavorano. Non è un tema secondario, perchè si tratta di migliaia e migliaia di persone, artisti e non, che lavorano nella maggior parte dei casi in condizioni terribili: senza contratti, senza alcun tipo di tutele, in modo discontinuo ed incerto. Va bene che l’arte si fa per passione, ma non può essere un alibi per lo sfruttamento e per negare una base minima di diritti e garanzie a chi lavora con dedizione e serietà.

E quindi ho proposto un Ordine del Giorno che chiede al Governo, in sede di emanazione i decreti delegati, di tenere conto delle problematiche dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, coinvolgendo anche il Ministero del Lavoro per proporre soluzioni che garantiscano migliori condizioni lavorative e un maggiore accesso a quelle tutele e misure di welfare che sono garantite ai lavoratori dei settori più tradizionali. Ringrazio i tanti colleghi della Commissione Lavoro che hanno sottoscritto con entusiasmo questo ordine del giorno, ed il Governo che lo ha accettato.

Di seguito i testo dell’OdG.

 

Intervento Agorà:Legge di Bilancio 2017

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Il mio intervento ad Agorà di martedì scorso sulla Legge di Bilancio elaborata dal Governo: una legge equilibrata, che in sintesi interviene su tre assi principali: 1) gli investimenti delle imprese - col rifinanziamento degli incentivi di Industria 4.0 e la Nuova Sabatini, 2) il lavoro per i giovani, con gli sgravi per le assunzioni che diventano strutturali, 3) misure per la lotta alla povertà e per i salari (incluso le risorse per il rinnovo del contratto della pubblica amministrazione). Mi sembra un'impostazione positiva, così come trovo molto positivo che non si forzi troppo la mano con il deficit e che siano rispettati, su questo fronte, gli impegni con Bruxelles. Una scelta di responsabilità non tanto nei confronti dell'Europa ma nei confronti dei nostri figli. Spero che i prossimi passaggi al Senato non snaturino questa impostazione.

Qui il video del mio intervento.