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Riscatto gratis della laurea: mia Intervista al Corriere della Sera

Scritto il . Postato in Video ed interviste

2 agosto 2017 - 22:36

Riscatto della laurea, il «no» di Tinagli (Pd): il tema vero è il lavoro

di Fabio Savelli

 «Una misura iniqua e regressiva. Persino discriminatoria, con dei profili — a mio avviso — di incostituzionalità. E anche costosissima, perché incide sulla fiscalità generale, e a cascata, sul debito pubblico». Irene Tinagli, 43 anni, è un’apprezzata economista. Conosciuta in ambito internazionale per la sua attività di consulenza per la Commissione europea e per la nomina a «Young Global Leader» riconosciutale dal World Economic Forum. Tinagli è anche deputata del Partito Democratico (ma eletta nel 2013 nelle fila di Scelta Civica), l’azionista di maggioranza del governo Gentiloni. Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, anche lui del Pd, ha aperto recentemente all’ipotesi del riscatto gratuito della laurea per i nati tra il 1980 e il 2000, come misura di sostegno generazionale in vista della futura pensione.
 
Ammetterà che questa generazione è la più penalizzata per il montante contributivo da accumulare che la espone ad un accesso lontano e forse tardivo all’età della quiescenza? 
 
«Non lo nascondo, ma vede in Italia siamo sempre alle solite. Mi sorprende che qualcuno si sia avventurato in una proposta del genere. Perché si pensa di risolvere le storture sociali agendo sul tema della previdenza con una veste che definirei compensativa. Si pensi al caso delle donne. Siccome lavorano meno per una serie di motivi il legislatore ha pensato di riconoscerle uno sconto contributivo consentendo loro di andare in pensione un po’ prima. Invece dovrebbe investire su ciò che limita, impedisce la loro realizzazione professionale. Vuole un esempio? Servono più asili nido per conciliare meglio lavoro e famiglia».
 
Perché pensa sia una misura regressiva? In fondo la generazione precedente ha goduto, fino al 1995, del sistema retributivo con assegni svincolati dall’entità dei contributi versati. 
 
«È regressiva perché la misura allo studio interessa soltanto chi ha una laurea. E non tutta la generazione in questione. Tutti gli studi ci dicono che l’80% dei laureati viene da famiglie della medio/alta borghesia e soltanto il restante 20% proviene da classi meno abbienti. In sostanza il costo complessivo dell’operazione finisce per essere pagato da tutti, tramite la fiscalità generale, per agevolare soltanto una parte. Che spesso è già più fortunata e gode di un accesso all’istruzione universitaria pubblica ad un costo molto calmierato».
 
Eppure i calcoli di Stefano Patriarca, consigliere economico di Palazzo Chigi, rilevano come quelli nati dopo 1980 rischiano di andare in pensione a più di 73 anni?
 
«Il tema vero è il lavoro. Questa generazione è strozzata da un mercato diventato iper-competitivo anche in virtù di un’accelerazione tecnologica senza precedenti. Senza un’occupazione stabile mancano anche i contributi previdenziali che consentono di avere al termine della vita lavorativa un assegno più sostanzioso. Ecco perché bisogna lavorare sulle politiche attive. Investendo tutte le nostre risorse sulla formazione continua. Supportando l’Anpal, l’agenzia nazionale deputata a questo tema, purtroppo uscita ridimensionata a causa della bocciatura della riforma costituzionale di dicembre, che le avrebbe permesso una regia nazionale senza demandare alle Regioni. Immaginando una decontribuzione permanente delle nuove assunzioni. Cercando di gestire meglio anche le risorse dei fondi interprofessionali promossi dalle parti sociali. Qualcosa si sta muovendo. L’esempio del contratto dei metalmeccanici va nella giusta direzione. Ma il tema formazione da noi è ancora molto marginale».

Sospendere il Fiscal Compact: perchè no

Scritto il . Postato in Articoli

Corriere della Sera, L'Economia, 17 Luglio 2017

di Irene Tinagli 

Su un punto Renzi ha ragione: le regole di cui si dotano gli uomini non sono intoccabili, possono essere cambiate. Anzi, in alcuni casi è auspicabile che lo siano alla luce dell’evoluzione del contesto o dei limiti che hanno mostrato. Dobbiamo ricordare però che le regole nascono per un motivo. E per quanto imperfette, ridicole o irragionevoli possano apparire, i motivi che hanno portato ad adottarle solitamente non lo sono.

Il Fiscal Compact nacque per avviare un percorso serio e credibile di consolidamento fiscale nei Paesi che a fine 2011 si trovarono in grave crisi finanziaria (incluso il nostro) e ristabilire all’interno dell’Unione quella fiducia necessaria per adottare una serie di azioni volte a ridare stabilità al sistema monetario europeo. Era evidente allora come adesso che non può esserci fiducia nè condivisione dei rischi se prima non c’è una riduzione di quegli stessi rischi da parte dei Paesi più esposti.

La prima domanda da porsi quindi è: cosa succede a quel delicato meccanismo di fiducia se facciamo saltare le regole che in un certo senso fungono da garanzia?

Incentivi al lavoro: ricognizione delle agevolazioni esistenti e delle analisi di impatto

Scritto il . Postato in Rapporti di ricerca

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Ma quanti e quali sono gli incentivi all'occupazione esistenti oggi in Italia? E siamo sicuri che gli incentivi funzionino come strumenti per supportare e stimolare l'occupazione? Sono queste le domande che hanno motivato la stesura di questo documento che ho appena terminato: Incentivi al Lavoro, in cui ho effettuato una ricognizione dei principali studi in materia, incluso alcune analisi di impatto di incentivi adottati fino ad oggi in Italia e all'estero, nonchè un censimento di tutti gli incentivi all'assunzione attualmente esistenti nel nostro Paese. Di seguito potete leggere l'Executive Summary del documento e, in fondo al post, il link per poter scaricare il documento integrale. Buona lettura!

Incentivi al Lavoro - Executive Summary

Allo scadere degli sgravi all’assunzione introdotti con la legge di Stabilità del 2015 si è aperto in Italia un intenso dibattito sugli strumenti per stimolare l’occupazione. Alcuni si lamentano del fatto che gli sgravi del 2015 siano esauriti, sostenendo che l’economia ha ancora bisogno di incentivi all’assunzione soprattutto per i giovani, altri chiedono incentivi diversi, altri invece sostengono che sono inutili. Orientarsi in questo dibattito è difficile, anche perchè si basa, spesso, su informazioni incomplete o distorte.

Allegati:
Scarica questo file (Incentivi al Lavoro_Tinagli.pdf)Incentivi al lavoro[ ]891 kB

Generazione sandwich sotto pressione

Scritto il . Postato in Articoli

da Origami del 29 Giugno 2016

 

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Ogni età ha le sue gioie e i suoi dolori, le sue opportunità e i suoi problemi, a volte leggeri e superabili, altre volte, invece, pesanti come macigni. Si parla spesso del dramma dei ventenni e dei trentenni, che devono fronteggiare tassi di disoccupazione molto alti e una difficoltà crescente a trovare un percorso professionale gratificante all’interno di un mercato del lavoro sempre più complesso e imprevedibile. Si parla dei sessantenni che vedono scemare le possibilità di prepensionamenti e allontanarsi l’età della pensione. Si parla dei settantenni ancora in gamba ma che fanno fatica mantenere uno stile di vita dinamico con pensioni sempre più magre e se ne vanno all’estero.  Ma non si parla quasi mai dei quaranta-cinquantenni.

Oltre il Jobs Act: nuove misure per il lavoro

Scritto il . Postato in Articoli

 

 

 

da L'Economia del Corriere della Sera

26 Giugno 2017

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Caro Direttore,

nel momento in cui il governo avanza nuove idee per sostenere l’occupazione è importante aprire un dibattito serio sugli strumenti da mettere in campo. Per questo ho appezzato molto l’articolo di Dario Di Vico di lunedì scorso sulle ipotesi di possibili correttivi al Jobs Act.

Credo tuttavia che la prima cosa che tutti noi dovremmo fare sia evitare la tentazione di una riedizione degli sgravi del Jobs Act, una sorta di “Jobs Act 2.0”. Quelle misure erano e devono restare temporanee. Il loro obiettivo era dare una scossa ad un mercato del lavoro in crisi da troppo tempo.

Incentivi alle assunzioni: la mia interrogazione sulla loro efficacia e sull’impiego di tali risorse

Scritto il . Postato in Interrogazioni

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Il Governo ha appena annunciato l’intenzione di introdurre nuovi sgravi contributivi per l’assunzione dei giovani. Mi sembra una buona iniziativa, anche alla luce degli ottimi risultati ottenuti dagli sgravi introdotti dalla legge di stabilità 2015 che si sono recentemente conclusi.

 

Credo, tuttavia, che sia opportuno ricordare a tutti noi, ma anche al Governo, che ancora esistono moltissimi incentivi all’assunzione, dedicati a varie categorie di lavoratori, inclusi i giovani stessi.