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PA: le lacrime di coccodrillo dei 5 Stelle

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Oggi le commissioni congiunte, Lavoro e Affari Costituzionali, hanno approvato il parere parlamentare al decreto sulla valutazione della performance nella pubblica amministrazione di cui ero relatrice per la commissione lavoro. Di seguito riporto il testo integrale del parere approvato e delle osservazioni espresso al Governo. Nel complesso un buon provvedimento che mi auguro possa far finalmente decollare processi Seri di valutazione nella PA. Avrebbe potuto essere più coraggioso ed incisivo, così come era nelle intenzioni originario del Governo. Purtroppo le regioni - con le quali, a costituzione vigente, è obbligatorio  trovare un'intesa ai fini della validità del decreto - hanno imposto condizioni che hanno svuotato alcuni dei passaggi più innovativi: togliendo un po' del potere affidato  agli organi indipendenti di valutazione (che comunque escono rafforzati rispetto al passato), e togliendo al Governo la possibilità di coordinare le attività di valutazione in tutta Italia attraverso modalità omogenee di valutazione e di raccolta delle informazioni. Condizioni e vincoli che ovviamente abbiamo rispettato,  cercando tuttavia di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per garantire comunque il raggiungimento di buoni risultati (come il richiamo al Codice dell'amministrazione digitale come strumento per realizzare un buon portale della performance anche in presenza di vincoli al potere di coordinamento del dipartimento della funzione pubblica). Certo, se il 4 Dicembre avesse vinto il sì oggi saremmo in grado di fare un provvedimento completamente diverso, di poter cambiare in modo più rapido e radicale i processi di valutazione nella PA. Ma così non è stato e dobbiamo rispettare la volontà degli italiani. Certo, fa ridere la polemica di alcuni colleghi del movimento 5 Stelle che si sono lamentati proprio dell'intesa con le regioni e dei vincoli che essa ha imposto a quello che loro stessi hanno definito un buon provvedimento. È assurdo che proprio loro si lamentino dell'intesa con le regioni visto che hanno lottato per mesi per mantenere l'assetto attuale. Sarebbe bastato un SI per cambiare tutto.

PA

Schema di decreto legislativo recante modifiche al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in attuazione dell'articolo 17, comma 1, lettera r), della legge 7 agosto 2015, n. 124 (Atto n. 391)

 

PROPOSTA DI PARERE DEI RELATORI

 

Le Commissioni riunite I e XI,

esaminato, ai sensi dell’articolo 143, comma 4, del Regolamento, lo schema di decreto legislativo recante modifiche al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Atto n. 391);

preso atto dei rilievi espressi dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali;

rilevato che lo schema di decreto legislativo in esame è stato adottato dal Governo in attuazione dell’articolo 17, comma 1, della legge 7 agosto 2015, n. 124, che ha delegato il Governo a intervenire, attraverso uno o più decreti legislativi, sulla disciplina relativa al riordino della disciplina del lavoro pubblico;

osservato, in particolare, che lo schema attua i principi e criteri direttivi di cui alla lettera r) del richiamato articolo 17, comma 1, che prevedono, in particolare: la semplificazione delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e di premialità; la razionalizzazione e l’integrazione dei sistemi di valutazione; il potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di efficienza e qualità dei servizi e delle attività delle amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste prodotti, anche mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti; la riduzione degli adempimenti in materia di programmazione anche attraverso una maggiore integrazione con il ciclo di bilancio; il coordinamento della disciplina in materia di valutazione e controlli interni; la previsione di forme di semplificazione specifiche per i diversi settori della pubblica amministrazione;

preso atto che lo schema interviene, con la tecnica della novella, principalmente sui Titoli II e III del decreto legislativo n. 150 del 2009, che disciplinano le attività di misurazione e valutazione della performance, nonché gli strumenti di valorizzazione del merito;

ricordato che il decreto legislativo n. 150 del 2009 ha introdotto un nuovo sistema di valutazione indirizzato al miglioramento della qualità dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, da raggiungere attraverso la crescita delle competenze professionali, la valorizzazione del merito e l’erogazione dei premi per i risultati conseguiti dai singoli e dalle unità organizzative;

preso atto che lo schema in esame rappresenta l’ultimo atto di una serie di interventi volti alla creazione di un processo integrato di valutazione e controllo, reso trasparente e oggettivo attraverso l’adozione di specifici documenti di programmazione e la definizione di obiettivi e indicatori, al fine di consentire che le pubbliche amministrazioni si ispirino a modelli e standard comuni di valutazione, favorendo il raggiungimento di risultati adeguati, anche attraverso l’analisi comparativa delle migliori pratiche adottate dalle amministrazioni medesime;

preso altresì atto che è parallelamente in corso l’attuazione degli articoli 16 e 17 della legge n. 124 del 2015 per il riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e dei connessi profili di organizzazione amministrativa (atto n. 393), inclusa la revisione della disciplina dei licenziamenti disciplinari;

considerata l’intesa raggiunta sul provvedimento in esame il 6 aprile scorso in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;

valutato il parere espresso il 6 aprile 2017 dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

esaminato il parere n. 917 del 2017, espresso nell'adunanza dell'11 aprile 2017 dalla Commissione speciale istituita dal Consiglio di Stato ai fini dell'esame dello schema di decreto legislativo e dell'espressione del relativo parere;

preso atto altresì dell’Accordo sottoscritto tra Governo e parti sociali il 30 novembre 2016 in cui si è riconosciuto che l’innovazione del settore pubblico ha bisogno di una partecipazione attiva, responsabile e motivata delle professionalità dei lavoratori pubblici, da ottenere con una gestione del personale che ne valorizzi ed orienti le competenze nel rispetto dei ruoli e della trasparenza, in un contesto di innovazione della Pubblica Amministrazione;

rilevato che in quella sede le parti si sono altresì impegnate ad individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscano una adeguata valorizzazione delle professionalità e delle competenze e che misurino e valorizzino i differenti apporti individuali all’organizzazione, prevedendo che i contratti collettivi, nei limiti delle relative previsioni normative, ne disciplineranno criteri e modalità;

osservato, inoltre, che le parti si sono impegnate a individuare specifiche misure volte a favorire il miglioramento delle condizioni di lavoro e la valorizzazione dell'apporto individuale in relazione agli obiettivi di produttività per il soddisfacimento delle esigenze dei cittadini in termini di qualità e tempi certi nell’erogazione dei servizi;

richiamata, pertanto, l’esigenza di un pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nel processo di innovazione del pubblico impiego e nella definizione di obiettivi, criteri e modalità del sistema di valutazione della performance;

valutato favorevolmente, in proposito, che l’articolo 13 del provvedimento in esame introduce un nuovo sistema di distribuzione delle risorse destinate a remunerare la performance, attraverso la modifica dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 150 del 2009, prevedendo, in particolare, che spetti al contratto collettivo nazionale, nell’ambito delle risorse destinate al trattamento economico accessorio collegato alla performance ai sensi dell’articolo 40, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 165 del 2001, stabilire la quota delle risorse destinate a remunerare la performance organizzativa e individuale e fissare i criteri idonei a garantire che alla significativa diversificazione dei giudizi corrisponda una effettiva diversificazione dei trattamenti economici correlati;

rilevata l'opportunità, anche con riferimento alle disposizioni dell'articolo 23 dello schema di decreto legislativo recante modifiche al testo unico del pubblico impiego, di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Atto n. 393), di valorizzare le componenti della retribuzione collegate ai risultati raggiunti, verificando la possibilità di introdurre, anche in forma progressiva, incentivi, anche di carattere fiscale, analoghi a quelli riconosciuti a legislazione vigente ai premi di produttività nel settore privato;

rilevato che l’ articolo 1, nel modificare l’articolo 3 del decreto legislativo n. 150 del 2009, valorizzando il principio del merito nel pubblico impiego, stabilisce che il rispetto delle disposizioni in materia di valutazione non solo è condizione necessaria per l’erogazione dei premi legati alla performance, ma rileva anche ai fini delle componenti del trattamento retributivo e del riconoscimento delle progressioni economiche e dell’attribuzione di incarichi di responsabilità al personale, nonché del conferimento degli incarichi dirigenziali, assumendo quindi un ruolo essenziale nell'ambito delle politiche di sviluppo del personale;

preso atto che l’articolo 3, modificando ampiamente l’articolo 5 del decreto legislativo n. 150 del 2009, interviene sulla prima fase del ciclo di gestione della performance, relativo alla definizione degli obiettivi che si intendono raggiungere e dei rispettivi indicatori, introducendo nel nuovo comma 01 del citato articolo 5 due categorie di obiettivi: gli obiettivi generali, che rappresentano l’elemento di novità, e gli obiettivi specifici di ciascuna amministrazione, conformi a quelli attualmente disciplinati dall’articolo 5;

considerato che gli obiettivi generali, determinati con apposite linee guida adottate su base triennale con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, identificano le priorità strategiche delle pubbliche amministrazioni in relazione alle attività e ai servizi erogati, in coerenza con le priorità delle politiche pubbliche nazionali nel quadro del programma di Governo e con gli eventuali indirizzi adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri;

rilevato che, ai sensi della novella prevista dal citato articolo 3, tali obiettivi sono individuati anche tenendo conto del comparto di contrattazione di appartenenza e in relazione anche al livello e alla qualità dei servizi da garantire ai cittadini;

considerato che, sulla base della medesima novella, per gli enti territoriali, il richiamato decreto è adottato previa intesa “forte” in sede di Conferenza unificata - ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 131 del 2003 - per la quale non sono previste forme di superamento del dissenso di una delle parti;

rilevata l'esigenza che, anche in sede di attuazione delle disposizioni dell'articolo 5 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, come novellato dall'articolo 3 del provvedimento in esame, siano individuate adeguate modalità per assicurare l'effettivo coordinamento tra gli obiettivi generali, attinenti alle priorità strategiche delle pubbliche amministrazioni, in relazione alle attività e ai servizi erogati, determinati in modo unitario per le amministrazioni interessate, e gli obiettivi specifici individuati da ogni singola amministrazione, con particolare riferimento agli entri territoriali;

preso atto che il provvedimento in esame mira ad attivare una maggiore attenzione dei cittadini utenti alla qualità dei servizi resi dalle amministrazioni e al loro processo di valutazione, prevedendo in particolare agli articoli 5, 11 e 13, alcune forme stabili di coinvolgimento dei cittadini-utenti nella governance delle amministrazioni;

osservato, in particolare, che l’articolo 5, nel prevedere alcune modifiche all’articolo 7 del decreto legislativo n. 150 del 2009, anche alla luce del trasferimento di funzioni al Dipartimento della funzione pubblica e della riforma degli organismi indipendenti di valutazione (OIV) ad opera del decreto del Presidente della Repubblica n. 105 del 2016, introduce la partecipazione dei cittadini e degli altri utenti finali alla valutazione della performance organizzativa dell’amministrazione, in rapporto alla qualità dei servizi resi, secondo quanto stabilito dagli articoli 8 e 19-bis del decreto legislativo n. 150 del 2009, come novellati dallo schema in esame;

considerato che l’articolo 11, nell’introdurre modifiche all’articolo 14 del decreto legislativo n. 150 del 2009, relativo agli organismi indipendenti di valutazione, stabilisce più in generale che gli OIV esercitino i compiti loro attribuiti, con particolare riferimento alla validazione della relazione sulla performance, tenendo conto anche delle risultanze delle valutazioni realizzate con il coinvolgimento dei cittadini o degli altri utenti finali per i servizi resi;

rilevato poi che l’articolo 13 prevede la partecipazione dei cittadini e degli altri utenti finali al processo di misurazione delle performance organizzative, attraverso l’introduzione del già citato articolo 19-bis del decreto legislativo n.150 del 2009;

preso atto, in proposito, che la partecipazione può avvenire sia attraverso comunicazioni dirette all’Organismo indipendente di valutazione, sia attraverso i sistemi di rilevazione del grado di soddisfazione di cittadini e utenti che ciascuna amministrazione deve adottare, favorendo la più ampia partecipazione e collaborazione dei destinatari dei servizi;

richiamata l’opportunità di ampliare il concetto di utenza finale, che non coincide necessariamente e sempre con i cittadini, anche in considerazione dell’eterogeneità e complessità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni;

osservato, altresì, che la partecipazione dei cittadini e degli altri utenti finali ai processi di misurazione della performance non dovrebbe essere direttamente riferita alla valutazione individuale dei singoli, alla luce dei diversi fattori che incidono sulla qualità del servizio fornito, della eterogeneità e complessità sopra richiamate e del diverso grado di rapporto diretto delle amministrazioni con i cittadini;

considerato che l’ articolo 11, al comma 2, introducendo nel decreto legislativo n. 150 del 2009 l’articolo 14-bis, relativo all’elenco nazionale dei componenti degli OIV, in coerenza con quanto stabilito ai sensi dell’articolo 19, comma 10, del decreto-legge n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 114 del 2014, prevede che il Dipartimento della funzione pubblica tiene e aggiorna l’Elenco nazionale dei componenti degli Organismi indipendenti di valutazione, secondo le modalità indicate nel decreto adottato ai sensi dell’articolo 19, comma 10, del citato decreto-legge n. 90 del 2014, stabilendo inoltre, che la nomina dell’organismo indipendente di valutazione sia effettuata dall’organo di indirizzo politico-amministrativo, tra gli iscritti all’elenco, e introducendo l’obbligo di previa procedura selettiva pubblica;

rilevato che già il decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione 2 dicembre 2016 stabilisce che l’iscrizione all'Elenco nazionale è condizione necessaria per la partecipazione alle procedure comparative di nomina degli OIV istituiti presso amministrazioni, agenzie ed enti statali, anche ad ordinamento autonomo;

valutata l’opportunità di un coordinamento tra le previsioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica n. 105 del 2016 e quelle di cui all’articolo 14 del decreto legislativo n. 150 del 2009, come novellato dallo schema di decreto in esame, con particolare riguardo alle previsioni che presentano difformità;

ricordato poi che il decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione 2 dicembre 2016, che ha istituito l’Elenco nazionale dei componenti degli Organismi indipendenti di valutazione della performance, dedica specifiche disposizioni (in particolare, gli articoli 4 e 6) all’obbligo di formazione continua degli OIV con la finalità di “migliorare le competenze professionali dei soggetti iscritti nell’Elenco nazionale e garantirne l’allineamento metodologico nell’esercizio delle relative funzioni” stabilendo, in particolare, che, ai fini della permanenza nell’Elenco nazionale, i soggetti iscritti sono tenuti ad acquisire quaranta crediti formativi nel triennio precedente al rinnovo dell’iscrizione;

ricordato che, a tal fine, il Dipartimento della funzione pubblica, d’intesa con la Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA), definisce i requisiti per l'accreditamento delle istituzioni pubbliche o private che svolgono attività formative e procede alla valutazione della qualità dell’offerta formativa proposta ed effettivamente erogata, nonché della sussistenza dei requisiti di accreditamento previsti;

auspicato che analoghe forme di formazione continua e qualificata siano riprese e valorizzate anche come modello più generale da applicare all’intero comparto della dirigenza pubblica, al fine di assicurare, sul modello di altre esperienze internazionali, la formazione di una classe dirigenziale autonoma e competente, sotto il profilo di merito e dal punto di vista della migliore gestione e valorizzazione delle risorse umane, definendo le migliori pratiche per assicurare una formazione specialistica e di alto livello della classe dirigenziale;

osservato che l’articolo 8 introduce alcune modifiche all’articolo 10 del decreto legislativo n. 150 del 2009, che disciplina i contenuti del Piano della performance e della relazione annuale sulla performance, principalmente al fine di coordinare l’adozione di tali documenti con il ciclo di programmazione economico-finanziaria;

rilevato, in particolare, che l’articolo 8, al comma 1, lettera d), stabilisce con il nuovo comma 1-ter che il Piano della performance è predisposto a seguito della presentazione alle Camere del Documento di economia e finanza ed è adottato in coerenza con le note integrative al bilancio di previsione, o con il piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91;

richiamata l’esigenza di allineare i tempi per la predisposizione e l’adozione del piano della performance con quelli di presentazione del Documento di economia e finanza, in funzione di una migliore sincronizzazione tra l’adozione di tale piano e il ciclo di programmazione economico-finanziaria;

rilevato, poi, che il richiamato articolo 8, modificando il comma 1 dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 150 del 2009, esplicita l’obbligo di ciascuna amministrazione di pubblicare ogni anno il Piano della Performance e la Relazione annuale sulla performance nel proprio sito istituzionale;

osservato che il già citato articolo 13, nel prevedere la partecipazione dei cittadini e degli altri utenti finali al processo di misurazione delle performance organizzative, stabilisce che i risultati della rilevazione del grado di soddisfazione di cittadini e utenti siano pubblicati, con cadenza annuale, sul sito dell’amministrazione e siano valutati dall’Organismo indipendente di valutazione ai fini della valutazione della performance organizzativa dell’amministrazione e, in particolare, ai fini della validazione della Relazione annuale sulla performance;

considerato che, per garantire effettività all’insieme di misure che si intendono realizzare, è indispensabile definire i criteri di digitalizzazione del processo di misurazione e valutazione della performance per permettere un coordinamento a livello nazionale e, altresì, prevedere speciali regimi sanzionatori e premiali per le amministrazioni stesse;

rilevata l’esigenza, di realizzare ulteriori forme di trasparenza, di carattere strutturale, anche attraverso la creazione di specifiche banche dati, nelle quali far confluire i dati relativi alle esperienze di valutazione delle pubbliche amministrazioni e dei relativi impatti, favorendo la condivisione di metodologie nonché l’analisi comparativa delle migliori pratiche adottate dalle amministrazioni medesime, anche ai fini di un monitoraggio complessivo sull’efficacia del sistema di valutazione;

ribadita, pertanto, l’esigenza, già prospettata nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Atto n. 307), di definire i criteri di digitalizzazione delle performance della Pubblica amministrazione, in attuazione di quanto previsto all’articolo 1, comma 1, lettera e), della legge n. 124 del 2015, prevedendo, nell’ambito del Portale della performance previsto dall’articolo 7, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 105 del 9 maggio 2016, e nel limite delle risorse finanziarie già previste per la realizzazione di tale Portale, la realizzazione di una banca dati degli obiettivi e degli indicatori delle performance di cui al decreto legislativo 27 ottobre 2009 n. 150 e successive modificazioni, stabilendo misure sanzionatorie in caso di inadempienza;

ricordato che l’articolo 17, comma 1, lettera r), della legge n. 124 del 2015 richiama il potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di efficienza e qualità dei servizi e delle attività delle amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste prodotti, anche mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti;

osservato che la valutazione in senso stretto delle performance organizzative delle pubbliche amministrazioni potrebbe portare a sovradimensionare l’attenzione sui prodotti e sui servizi, trascurando gli impatti da essi derivanti, su utenti e portatori di interessi, in termini di miglioramento del benessere degli utenti e degli stakeholder e, dunque, di valore pubblico creato;

rilevata l’opportunità di introdurre all’articolo 3 un richiamo alla finalità di orientare gli obiettivi generali delle pubbliche amministrazioni verso la creazione di valore pubblico,

esprimono

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:

a) con riferimento alle novelle di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c), valuti il Governo l'opportunità di precisare che l'eventuale valutazione negativa rileva non solo ai fini dell'accertamento della responsabilità dirigenziale e ai fini dell'irrogazione del licenziamento disciplinare di cui all'articolo 55-quater, comma 1, lettera f-quinquies), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ma anche per l'applicazione di altre sanzioni disciplinari diverse dal licenziamento;

b) all’articolo 2, comma 1, si valuti l’opportunità di sostituire la lettera a) con la seguente: a) al comma 2, lettera a), dopo le parole: «attesi di risultato», sono aggiunte le seguenti: «e di impatto» , e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, tenendo conto anche dei risultati conseguiti nell’anno precedente, come documentati e validati nella relazione annuale sulla performance»;

c)all’articolo 3, comma 1, si valuti l’opportunità di apportare le seguenti modificazioni:

1)alla lettera a), capoverso comma 01, aggiungere, in fine, le parole: , al fine di creare valore pubblico a loro favore, migliorandoil loro benessere sociale ed economico;

2) dopo la lettera c), aggiungere la seguente: d) al comma 2, dopo la lettera a), è aggiunta la seguente: «a-bis) rilevanti e pertinenti in riferimento alla amministrazione nel suo complesso e alle sue articolazioni organizzative;» e dopo la lettera g), è aggiunta la seguente: «g-bis) coerenti rispetto al ruolo organizzativo e individuale del soggetto valutato»;

d) all’articolo 5, comma 1, lettera a), dopo le parole: comma 1, si valuti l’opportunità di aggiungere le seguenti: , dopo le parole: «e individuale» sono aggiunte le seguenti: «e, su base pluriennale, gli impatti » e;

e) con riferimento alle disposizioni dell'articolo 5, che novellano l'articolo 7 del decreto legislativo n. 150 del 2009, che individua i soggetti titolari di funzioni di misurazione e di valutazione della performance:

  1)si valuti l'opportunità di ampliare il concetto di utenza finale, che non coincide necessariamente e sempre con i cittadini, anche alla luce dell’eterogeneità e complessità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni, dei diversi fattori che incidono sulla qualità dei servizi forniti e delle asimmetrie esistenti nell'intensità di rapporti diretti tra amministrazioni e cittadini;

  2)si valuti l’opportunità di considerare, nella nuova definizione del concetto di utenza finale, anche il coinvolgimento dei dipendenti di qualifica inferiore a quella dirigenziale, come segnalato dal Consiglio di Stato in relazione all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2009;

  3) si valuti l'opportunità, in coerenza con i criteri direttivi di cui all'articolo 17, comma 1, lettera r), della legge n. 124 del 2015, di ricomprendere esplicitamente tra i soggetti del sistema di valutazione della performance le esistenti agenzie di valutazione, in linea con quanto rilevato dal Consiglio di Stato, e le istituzioni centrali che gradualmente ricopriranno compiti di valutazione esterna delle prestazioni delle amministrazioni appartenenti a comparti diversi o dalle dimensioni non paragonabili, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 2016, n. 105, che prevede la costituzione di una Rete nazionale per la valutazione delle amministrazioni pubbliche;

f) si valuti l’opportunità di sostituire l’articolo 6 con il seguente: Art. 6 - (Modifiche all’articolo 8 del decreto legislativo n. 150 del 2009) – 1. All’articolo 8 del decreto legislativo n. 150 del 2009, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al comma 1, alla lettera a) è premessa la seguente: «0a) il contributo dato alle politiche pubbliche di rilievo nazionale;»;

2) al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente: «a) l’attuazione e il conseguimento di obiettivi di soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze della collettività;»;

3)dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: «1-bis. Le valutazioni della performance organizzativa sono predisposte sulla base di appositi modelli definiti dal Dipartimento della funzione pubblica.»

g) all’articolo 7, comma 1, si valuti l’opportunità di apportare le seguenti modificazioni:

1)dopo la lettera b), aggiungere la seguente: b-bis)al comma 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente: «c) ai comportamenti organizzativi richiesti per il più efficace svolgimento delle funzioni dirigenziali;»;

2)dopo la lettera c), aggiungere la seguente: d) al comma 2, la lettera b) è sostituita dalla seguente: «b) ai comportamenti organizzativi posti in essere e concretamente dimostrati nel lavoro, tenuto conto di quelli richiesti nel proprio ruolo organizzativo;»;

h) con riferimento alle disposizioni dell'articolo 8:

1) al comma 1, lettera d), capoverso comma 1-ter, relativo all'integrazione con il ciclo di bilancio degli adempimenti in materia di programmazione, valuti il Governo l’opportunità di assumere come riferimento, oltre al Documento di economia e finanza, anche gli altri strumenti della programmazione finanziaria e di bilancio individuati dalla legge di contabilità e finanza pubblica, tenendo conto anche delle date di adozione e di approvazione di tali strumenti;

2)in linea con le osservazioni formulate nel parere del Consiglio di Stato, si valuti l'opportunità di prevedere specifiche sanzioni in caso di mancata adozione del Piano della performance o della Relazione annuale della performance, anche qualora la mancata adozione del Piano non sia imputabile, in tutto o in parte, ai dirigenti, prevedendo in caso di inerzia l'attivazione di meccanismi sostitutivi;

i)si valuti l'opportunità di precisare in modo più puntuale se, per effetto delle disposizioni di cui all'articolo 11, comma 1, lettera b), capoverso comma 2-ter, il Dipartimento della funzione pubblica possa individuare anche i casi in cui l'istituzione di Organismi indipendenti di valutazione in forma associata è obbligatoria, anche alla luce delle competenze proprie degli enti territoriali;

l) all’articolo 11, comma 2, capoverso comma 2, si valuti l’opportunità di un maggiore coordinamento con le previsioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 9 maggio 2016, n. 105, con particolare riferimento alla disciplina degli Organismi indipendenti di valutazione;

m) al fine di rafforzare l’indipendenza sostanziale e formale degli Organismi indipendenti di valutazione di cui agli articoli 14 e 14-bis del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, come novellato dall'articolo 11 del provvedimento in esame, verifichi il Governo quali siano le modalità più adeguate ed efficaci di reclutamento e selezione nell’Albo, tenendo conto delle competenze settoriali e delle competenze riferite ai diversi oggetti della valutazione (valutazione delle politiche, valutazione della performance organizzativa e valutazione della performance individuale);

n) al fine di potenziare l’incisività dell’azione valutativa degli Organismi indipendenti di valutazione, si valuti l’opportunità, in linea con le osservazioni formulate dal Consiglio di Stato, di modificare l’articolo 14, comma 4, lettera c), per superare una valutazione di tipo binario (si/no), che spesso conduce a provvedimenti di validazione in parziale contraddizione con le disfunzionalità gestionali di alcuni settori e di contemplare invece la possibilità di “di far luogo a validazione con graduazioni differenziate, intermedie o anche solo parziali”, prevedendo che gli OIV che validino parzialmente la relazione lo comunichino al Dipartimento della funzione pubblica indicando gli aspetti della gestione della performance da migliorare già nel successivo ciclo;

o) alla luce delle previsioni relative all’obbligo di formazione continua dei componenti degli Organismi indipendenti di valutazione e del ruolo della Scuola nazionale dell'amministrazione si valuti l'opportunità che analoghe modalità di formazione continua e qualificata in materia di valutazione siano riprese e valorizzate anche come modello più generale da applicare all’intero comparto della dirigenza pubblica, al fine di assicurare – anche sulla scorta di altre esperienze internazionali - la formazione di una classe dirigenziale autonoma e competente, sia sotto il profilo del merito e della migliore gestione e valorizzazione delle risorse umane, sia per l’utilizzo delle migliori pratiche volte ad assicurare una formazione specialistica e di alto livello della classe dirigenziale;

p) allo scopo di far confluire nel Portale della performance di cui all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 2016, n. 105, il maggior numero di informazioni sugli obiettivi, sugli indicatori e sui risultati delle performance delle diverse amministrazioni, in modo da consentire il confronto tra le buone pratiche e l’analisi comparativa dei dati, si valuti l'opportunità di dare attuazione a quanto previsto dall’articolo 60, comma 2, del  decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante “Modifiche ed integrazioni al Codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124”, al fine di realizzare la banca  dati  degli obiettivi e degli indicatori delle  performance  di  cui  al  decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, nell'ambito  del  Portale  della performance, già Portale della trasparenza, di cui all'articolo  19, comma 9, del  decreto-legge  24  giugno  2014,  n.  90.