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Sospendere il Fiscal Compact: perchè no

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Corriere della Sera, L'Economia, 17 Luglio 2017

di Irene Tinagli 

Su un punto Renzi ha ragione: le regole di cui si dotano gli uomini non sono intoccabili, possono essere cambiate. Anzi, in alcuni casi è auspicabile che lo siano alla luce dell’evoluzione del contesto o dei limiti che hanno mostrato. Dobbiamo ricordare però che le regole nascono per un motivo. E per quanto imperfette, ridicole o irragionevoli possano apparire, i motivi che hanno portato ad adottarle solitamente non lo sono.

Il Fiscal Compact nacque per avviare un percorso serio e credibile di consolidamento fiscale nei Paesi che a fine 2011 si trovarono in grave crisi finanziaria (incluso il nostro) e ristabilire all’interno dell’Unione quella fiducia necessaria per adottare una serie di azioni volte a ridare stabilità al sistema monetario europeo. Era evidente allora come adesso che non può esserci fiducia nè condivisione dei rischi se prima non c’è una riduzione di quegli stessi rischi da parte dei Paesi più esposti.

La prima domanda da porsi quindi è: cosa succede a quel delicato meccanismo di fiducia se facciamo saltare le regole che in un certo senso fungono da garanzia?

Generazione sandwich sotto pressione

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da Origami del 29 Giugno 2016

 

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Ogni età ha le sue gioie e i suoi dolori, le sue opportunità e i suoi problemi, a volte leggeri e superabili, altre volte, invece, pesanti come macigni. Si parla spesso del dramma dei ventenni e dei trentenni, che devono fronteggiare tassi di disoccupazione molto alti e una difficoltà crescente a trovare un percorso professionale gratificante all’interno di un mercato del lavoro sempre più complesso e imprevedibile. Si parla dei sessantenni che vedono scemare le possibilità di prepensionamenti e allontanarsi l’età della pensione. Si parla dei settantenni ancora in gamba ma che fanno fatica mantenere uno stile di vita dinamico con pensioni sempre più magre e se ne vanno all’estero.  Ma non si parla quasi mai dei quaranta-cinquantenni.

Oltre il Jobs Act: nuove misure per il lavoro

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da L'Economia del Corriere della Sera

26 Giugno 2017

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Caro Direttore,

nel momento in cui il governo avanza nuove idee per sostenere l’occupazione è importante aprire un dibattito serio sugli strumenti da mettere in campo. Per questo ho appezzato molto l’articolo di Dario Di Vico di lunedì scorso sulle ipotesi di possibili correttivi al Jobs Act.

Credo tuttavia che la prima cosa che tutti noi dovremmo fare sia evitare la tentazione di una riedizione degli sgravi del Jobs Act, una sorta di “Jobs Act 2.0”. Quelle misure erano e devono restare temporanee. Il loro obiettivo era dare una scossa ad un mercato del lavoro in crisi da troppo tempo.

La vittoria di Sanchez: prospettive per la Spagna

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da FIRSTonline del 23/05/2017

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La vittoria di Pedro Sanchez alle primarie del PSOE, il partito socialista spagnolo, ha sollevato più di una preoccupazione. Si teme innanzitutto per la stabilità del governo Rajoy e per la riapertura di una lunga fase di stallo e incertezza politica. Ma c’è anche preoccupazione per il futuro del partito socialista spagnolo, un partito che in Spagna ha una lunga tradizione e cultura di governo, e che ora potrebbe essere spinto dalla leadership di Sanchez verso posizioni estremiste e populiste nel tentativo di superare Podemos e riaffermarsi come unico partito di riferimento della sinistra spagnola. Una corsa a sinistra che potrebbe determinare una spaccatura dello stesso PSOE, con il distacco della parte più “governativa” e moderata e con la deriva minoritaria della parte rimanente – preludio alla definitiva implosione del partito socialista così come abbiamo visto in Francia.

Dibattito sui voucher

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Il bene superiore è evitare il referendum sul Jobs Act. E basta questo per silenziare le voci che dentro al governo e nel Pd non esultano di gioia di fronte all’idea di eliminare totalmente i voucher o al massimo ridurne l’uso alle famiglie. Un minuto dopo la decisione di fissare la data al 28 maggio, a Palazzo Chigi e nella maggioranza di governo è scattato l’allarme. E’ per questo che oggi alla Camera il capogruppo Dem Ettore Rosato ha riunito tutti i parlamentari competenti in materia voucher, da Cesare Damiano a Irene Tinagli per citarne due agli antipodi sul tema. Per ora vince il primo, l’impostazione è vicina a quella della Cgil. “Via i voucher oppure uso riservato solo alle famiglie”, ci dice Rosato. Ma Tinagli ha già presentato in commissione un emendamento che “estende la platea del contratto a chiamata e intermittente”, spiega la parlamentare ad Huffpost.