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  • Irene SaintPauldeVence3 sept10

Pensioni anticipate: largo ai giovani?

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E’ il mantra di quelli che invocano un ritorno alle pensioni anticipate: “se non si mandano in pensione i vecchi, non si liberano posti per i giovani”.  L'idea dei pensionamenti anticipati non e' nuova. E' da agli anni Settanta, gli anni della forte crisi economica ed occupazionale, che molti Paesi hanno iniziato ad adottare politiche di questo genere, per poi accorgersi, molti anni dopo, che queste misure erano molto costose e ma inefficaci.  Anni e anni di studi e ricerche in materia, condotte su molti Paesi diversi, hanno mostrato questa inefficacia. Per esempio il prestigioso National Bureau of Economic Research (NBER) per anni ha portato avanti un progetto di studio di numerosi sistemi di welfare e pensioni, relazionandoli agli andamenti occupazionali, scoprendo che l’occupazione giovanile e quella “anziana” tendono a seguire lo stesso andamento, al crescere dell’una cresce anche l’altra e viceversa. Questo perchè i lavoratori non sono perfettamente sostituibili, vale a dire che non è che se un anziano va in pensione quel posto di lavoro viene riempito da un’altra persona che fa la stessa cosa, molto spesso anzi le aziende che riescono a sbarazzarsi di lavoratori più anziani e costosi approfittano per riorganizzare, snellire, soprattutto se sono periodi di vacche magre. Se invece siamo in fase espansiva allora le aziende assumeranno, ma lo faranno indipendentemente dai prepensionamenti, e se proprio vorranno sbarazzarsi prima degli anziani potranno farlo a spese proprie (come fanno molte aziende anche oggi) senza scaricare i costi delle loro riorganizzazioni sulla collettività.

Questa idea secondo cui i lavoratori anziani prendono il posto dei giovani è legata a quella che gli economisti chiamano “Lump of labor fallacy”, ovvero l’errore di credere che i posti di lavoro siano una quantità fissa, che non cambia mai, e che un posto si crea solo se qualcuno muore o va in pensione.

Per capire quanto questa teoria non sia corretta basta pensare che dal 1971 al 2001 in Italia sono entrate nella forza lavoro oltre quattro milioni di donne, ma non hanno buttato fuori dal mercato quattro milioni di uomini! Stessa cosa negli Stati Uniti: tra il 1960 e il 2007 sono entrate nella forza lavoro oltre 48 milioni di donne, ma il tasso di occupazione degi uomini è rimasto pressochè invariato. Il fatto è che più persone sono occupate, più aumentano il reddito, i consumi e gli stessi posti di lavoro.

Naturalmente questa e' una visione di lungo respiro, necessaria quando si valuti l'adozione di riforme strutturali. E' tuttavia possibile che in periodi di tempo limitati e in contesti particolari, modifiche dell'eta' pensionabile possano avere degli effetti anche dirompenti su scelte e dinamiche di breve periodo. Per esempio e' evidente che un innalzamento dell'eta' pensionabile cosi' repentino come quello avvenuto nel 2012, peraltro nell'anno di maggior crisi economica dal dopoguerra per il nostro Paese, ha "bloccato" al lavoro dei lavoratori e possa aver avuto delle ripercussioni temporanee sull'occupazione giovanile. Infatti, non potendo snellire gli organici tramite pensionamenti ne' potendo mandare a casa i lavoratori piu' anziani a causa della vecchia normativa sul lavoro e' possibile che alcune aziende abbiano scaricato la crisi sui giovani, cosi' come d’altronde e' sempre accaduto anche nelle crisi precedenti, anche prima della riforma Fornero.

Attenzione pero' a non confondere i due piani: l’impatto contingente e di breve periodo di un innalzamento dell’età pensionistica avvenuto in recessione, e gli effetti strutturali e di medio-lungo periodo un abbassamento dell’età pensionabile sono due cose diverse. In altre parole: se è del tutto possibile che la Riforma del 2012 abbia avuto, durante la crisi, un impatto negativo sui giovani (anche se fino ad oggi non mi pare che nessuno sia riuscito a separare l'impatto della crisi da quello ipotetico della riforma), questo non vuol dire che senza la riforma le aziende avrebbero assunto giovani e che quindi l’occupazione sarebbe salita. Che poi è quello che tutti gli studi internazionali effettuati su archi di tempo abbastanza ampi ci hanno detto fino ad oggi: ovvero che non esiste una relazione chiara e dimostrata tra abbassamento dell’età pensionabile e aumento dell’occupazione giovanile. Un dato che tra l'altro è stato ben illustrato anche da alcuni economisti italiani come Vincenzo Galasso e Tito Boeri (prima che divenisse Presidente dell'INPS e cambiasse idea) in questo articolo pubblicato su lavoce.info.

Pensioni e flessibilità: proposte e costi

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Si parla tanto di "flessibilita' in uscita", che di fatto significa reintrodurre modalita' di pensionamento anticipato, ma quali sono le proposte oggi sul tavolo e, soprattutto quanto costano? Le proposte che circolano sono sotanzialmente tre:

  1. la prima proposta Damiano, rilanciata spesso da Matteo Salvini, che prevede la possibilità di andare in pensione con fino a 4 anni di anticipo (con almeno 35 anni di contributi) e una penalizzazione del 2% all’anno. Prevede inoltre maggiorazioni del 2% all’anno per chi va in pensione dopo i 66 anni. Su questa proposta l’INPS ha effettuato una quantificazione dei costi che, senza tener conto del settore pubblico e delle maggiorazioni, vengono stimati in 7,5 miliardi per il 2017 a crescere fino a 14 miliardi a pieno regime - nell’ipotesi che tutti i potenziali beneficiari utilizzino la norma (costi che vanno a 7 miliardi per il 2017 e 13,3 a regime se ne beneficiasse l’80% degli aventi diritto). 
  2. Una versione modificata della proposta Damiano, che ha alzato la penalizzazione al 3% ed eliminato le maggiorazioni. Su questa proposta la Commissione lavoro della Camera ha chiesto all’INPS una quantificazione non solo dei costi iniziali, ma anche dei risparmi nei successivi 20 anni. Perchè è giusto avere un’idea dell’impatto di lungo periodo. L’INPS ha fornito una simulazione effettuata su 100 mila lavoratori in cui si vede che i risparmi scatterebbero dopo il quinto anno di adozione, e che, nell’arco di venti anni i risparmi coprirebbero poco più del 50% del costo totale. Certamente un risparmio importante di cui tener conto, ma di fatto neppure in venti anni si riuscirebbero a recuperare gli elevati costi dei primi anni.

  3. La proposta di Boeri, contenuta all’articolo 13 del documento “non per cassa ma per equità”, che prevede invece un meccanismo molto più complesso, secondo cui “ogni anno in meno di lavoro rispetto all’età normale di pensionamento comporta una riduzione dei pagameti mensili in base al rapporto tra coefficiente di trasformazione all’età della decorrenza e quello all’età di pensionamento normale. Coefficienti rivisti secondo la normativa vigente (..)”. Un meccanismo che introdurebbe penalizzazioni variabili dall’1,5% al 9% circa. Il costo di questa operazione, sarebbe, secondo le stime di Boeri, di 3 miliardi per il 2017, per arrivare ai circa 5 miliardi del 2020 e poi riscendere per attestarsi ai 3,7 miliardi nel 2025.

  4. Recentemente è emersa una quarta proposta, quellla che dovrebbe essere la soluzione avanzata dal Governo stesso, il cosiddetto “anticipo pensionistico”, un’idea a cui aveva lavorato anche l’ex-ministro Giovannini. Sinceramente mi sembrerebbe la più sostenibile da un punto di vista economico-finanziario sia di breve che di lungo periodo: si darebbe la libertà ai lavoratori di anticipare un pò l’uscita dal lavoro senza gravare nel futuro sui contruibuenti e sui lavoratori più giovani (introducendo il meccanismo dell’anticipo che in un certo senso rispecchia quello delle penalizzazioni: ti dò qualcosa subito, ma di tolgo qualcosina dopo), peraltro facendo sopportare l’esborso iniziale alle Banche, eliminando quindi anche il problema di liquidità di breve periodo (che avrebbe aggravato il deficit e icontrato ostacoli enormi in Europa). Il sottosegretario Nannicini ne anticipa alcuni aspetta in questa intervista al Messaggero. Sembra che il costo totale di tale operazione sarebbe di poche centinaia di milioni. Il che la renderebbe immediatamente fattibile. E’ stato comunque annunciato un paper con la proposta più articolata, aspettiamo quindi di leggere tutti i dettagli per farne un’analisi più completa. 

Università

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La mia attività presso l’Università Carlos III, sospesa alcuni mesi fa a causa del mio impegno parlamentare (mi trovo attualmente in aspettativa), comprende sia attività di ricerca che di insegnamento. Di seguito alcune informazioni sui principali temi di ricerca e sui corsi insegnati.

 

RICERCA

Il mio percorso di ricerca è iniziato nel 2001 all’Università di Carnagie Mellon. In un primo momento si è focalizzato sulle politiche e la gestione dell’innovazione nell’industria, con particolare attenzione al settore farmaceutico e alle biotecnologie, studiando i fattori di successo e fallimento dello sviluppo dinuovi prodotti. Ma presto l’interesse verso l’innovazione ha preso una piega più orientata alla policy e alla sua dimensione territoriale e sociologica. Come mai alcune comunità riescono ad essere più innovative di altre? Cosa influenza il tasso di innovazione di una regione o una città? Cosa riesce ad attrarre i “talenti”in un territorio, a motivarli e supportarli nei processi innovativi?
Queste le domande che più mi hanno appassionato e sulle quali ho lavorato più intensamente negli ultimi anni. In queste ricerche ho analizzatodati relativi a centinaia di città e regioni, collaborando con sociologi e psicologi sociali per unire prospettiva economica e sociale nello studio dei processi innovativi. Tra i temi specifici oggetto della mia ricerca vi sono: la percezione delle opportunità nei territori e le sue determinanti, i processi di “city satisfaction” dei cittadini, nonchè il ruolo delle attività culturali nell’attrattività territoriale e lo sviluppo delle industrie creative. 

INSEGNAMENTO

  • Corso base di “Management and Organizations” per gli studenti del secondo anno del Corso di Laurea in Contabilità e Finanza. In questo corso insegno le nozioni di base del management, unendo una prima parte focalizzata sui principi chiave dell’organizzazione d’impresa, e una seconda parte in cui si affrontano i temi essenziali della strategia aziendale.
  • Corso di specializzazione in “Organizational Design” per gli studenti del terzo anno del Corso di Laurea in Gestione d’Impresa. In questo corso si analizzano in dettaglio tutti gli elementi chiave delle strutture organizzative e si studiano i criteri per disegnare strutture organizzative adeguate alle esigenze interne ed esterne dell’azienda, allineando risorse interne e strategie esterne, per capire come valorizzare e gestire al meglio le risorse ed i processi aziendali per il raggiuungimento degli scopi aziendali.

Oltre ai corsi tenuti all’l’Università Carlos III, ho tenuto anche corsi più brevi per Master specialistici e per programmmi di Executive Education di altre Università. Tra i più recenti:

  • Corso in “Organization and leadership in a changin context”, per il Master in International and Public Affairs della Luiss School of Government. Il corso affronta i temi principali legati allo studio e lo sviluppo della leadership in vari contesti organizzativi – profit e non-profit.
  • Corso in “The Business of Making People Happy”, per il programma Strategy in the Public Sector della IESE Business School di Madrid. Un corso intensivo di due giorni indirizzato a diplomatici, amministratori, alti funzionari e politici del governo Spagnolo.

Biografia

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ireneSono nata a Empoli, nel cuore della Toscana, anche se subito dopo il liceo ho lasciato questa regione bellissima per andare a studiare all’ Universita’ L. Bocconi di Milano. Dopo la laurea sono rimasta per circa tre anni all’Universita’ come ricercatrice, ma poi, delusa dal sistema accademico italiano, ho iniziato a far domanda per borse di studio che mi dessero la possibilita’ di andare a specializzarmi negli Stati Uniti.

Grazie alla borsa di studio Fulbright sono approdata alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, dove prima ho conseguito un Master of Science in Public Policy, e poi un PhD in Public Policy, con specializzazione in innovazione e sviluppo economico locale.

Per potermi mantenere durante gli studi negli Stati Uniti ho sempre lavorato, sia in aziende private, come la Deloitte Consulting, che come consulente per enti di ricerca e organismi internazionali. Dal 2002 ho iniziato a collaborare come consulente per il Dipartimento di Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite, prima come semplice data analyst e poi su progetti sempre piu’ interessanti riguardanti i rapporti tra innovazione sociale ed economica, fino alla pubblicazione del rapporto “ Understanding Knowledge Societies”. Successivamente ho collaborato con la Direzione Cultura della Commissione Europa, con il Ministero dei Beni Culturali italiano e numerosi altri enti e organizzazioni internazionali.

Nel frattempo i miei studi alla Carnegie Mellon si sono concentrati sulla valutazione delle condizioni socio-economiche che favoriscono lo sviluppo dell’innovazione in contesti regionali ed urbani, con particolare attenzione ai processi di formazione e attrazione del capitale umano e della creazione di aziende tecnologiche. Nell’ambito di questi studi ho avuto modo di condurre analisi e valutazioni su centinaia di citta’ e regioni in tutto il mondo, un’esperienza straordinaria sia dal punto di vista professionale che umano. Dopo il conseguimento del PhD sono rientrata in Europa all’Universita’ Carlos III di Madrid, dove ho lavorato inzialmente come ricercatrice e dove oggi sono Assistant Professor of Management.

Nel 2008 ho pubblicato con Einaudi il libro “ Talento da Svendere”, un’analisi sulle cause dell’incapacita’ italiana di attrarre e valorizzare il talento, e nel 2009 ho iniziato la mia attivita’ di editorialista per il quotidiano La Stampa. Nel 2010 il World Economic Forum mi ha nominato Young Global Leader, dandomi la possibilità di entrare in una community di persone straordinarie, dalle quali ho tratto e continuo a trarre ispirazione ed entusiasmo.

Assieme ad un gruppo di professionisti e studiosi desiderosi di dare un contributo di idee al dibattito pubblico italiano, sono stata tra i soci fondatori del think tank Italia Futura, un’avventura che mi ha portato ad impegnarmi sempre più nella scena politica, fino alla candidatura alle elezioni del Febbraio 2013, a fianco di Mario Monti nella lista “ Scelta Civica”. Sono stata eletta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Emilia Romagna.

Chi sono

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Sono nata a Empoli, nel cuore della Toscana, anche se subito dopo il liceo ho lasciato questa regione bellissima per andare a studiare all’ Universita’ L. Bocconi di Milano. Dopo la laurea sono rimasta per circa tre anni all’Universita’ come ricercatrice, ma poi, delusa dal sistema accademico italiano, ho iniziato a far domanda per borse di studio che mi dessero la possibilita’ di andare a specializzarmi negli Stati Uniti.

Grazie alla borsa di studio Fulbright sono approdata alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, dove prima ho conseguito un Master of Science in Public Policy, e poi un PhD in Public Policy, con specializzazione in innovazione e sviluppo economico locale.

Per potermi mantenere durante gli studi negli Stati Uniti ho sempre lavorato, sia in aziende private, come la Deloitte Consulting, che come consulente per enti di ricerca e organismi internazionali. Dal 2002 ho iniziato a collaborare come consulente per il Dipartimento di Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite, prima come semplice data analyst e poi su progetti sempre piu’ interessanti riguardanti i rapporti tra innovazione sociale ed economica, fino alla pubblicazione del rapporto “ Understanding Knowledge Societies”. Successivamente ho collaborato con la Direzione Cultura della Commissione Europa, con il Ministero dei Beni Culturali italiano e numerosi altri enti e organizzazioni internazionali.

Nel frattempo i miei studi alla Carnegie Mellon si sono concentrati sulla valutazione delle condizioni socio-economiche che favoriscono lo sviluppo dell’innovazione in contesti regionali ed urbani, con particolare attenzione ai processi di formazione e attrazione del capitale umano e della creazione di aziende tecnologiche. Nell’ambito di questi studi ho avuto modo di condurre analisi e valutazioni su centinaia di citta’ e regioni in tutto il mondo, un’esperienza straordinaria sia dal punto di vista professionale che umano. Dopo il conseguimento del PhD sono rientrata in Europa all’Universita’ Carlos III di Madrid, dove ho lavorato inzialmente come ricercatrice e dove oggi sono Assistant Professor of Management.

Nel 2008 ho pubblicato con Einaudi il libro “ Talento da Svendere”, un’analisi sulle cause dell’incapacita’ italiana di attrarre e valorizzare il talento, e nel 2009 ho iniziato la mia attivita’ di editorialista per il quotidiano La Stampa. Nel 2010 il World Economic Forum mi ha nominato Young Global Leader, dandomi la possibilità di entrare in una community di persone straordinarie, dalle quali ho tratto e continuo a trarre ispirazione ed entusiasmo.

Assieme ad un gruppo di professionisti e studiosi desiderosi di dare un contributo di idee al dibattito pubblico italiano, sono stata tra i soci fondatori del think tank Italia Futura, un’avventura che mi ha portato ad impegnarmi sempre più nella scena politica, fino alla candidatura alle elezioni del Febbraio 2013, a fianco di Mario Monti nella lista “ Scelta Civica” e alla conseguente elezione alla Camera dei Deputati. 

 

 

 

Biografia

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Sono assistant professor presso l'Universita' Carlos III di Madrid dove insegno Economia delle Imprese. Ho ricevuto un PhD in Public Policy and un Master of Science in Public Policy and Management presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh.

La mia ricerca riguarda i temi delle politiche per l'innovazione, concentrandomi sul rapporto tra creatività, innovazione e sviluppo economico, e analizzando centinaia di citta' regioni in Europa e negli Stati Uniti. I miei studi sul potenziale creativo ed innvoativo di citta' e regioni sono stati riportati da riviste internazionali come Harvard Business Review ed il Financial Times.

Ho lavorato come consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite, per la Direzione Istruzione e Cultura della Commissione Europea e per numerosi governi nazionali e  regionali in Europa.

Sono editorialista del quotidiano La Stampa.
 
Nel Marzo 2010 sono stata nominata Young Global Leader dal World Economic Forum.