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Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 29 Maggio 2008

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OBIETTIVO DONNA

(...) Irene Tinagli (Empoli,1974) si batte in altro modo. Ricerca e insegna alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, non il posto più sexy degli USA. L'ho conosciuta a Firenze, in un incontro sulla "città del futuro" (proposta di IT: "Buttar via qualsiasi progetto abbia più di tre anni"). Irene ha scritto "Talento da svendere" (Einaudi), così riassunto dal suo maestro Richard Florida: «Un libro che smonta senza pietà il mito della creatività italiana. Un libro per capire il ruolo e il potenziale di una generazione di talenti e i limiti di un sistema che non sa valorizzarli». In copertina, un equilibrista sul filo, stagliato contro la luna. Fosse una donna, dovrebbe mettersi anche i tacchi e un filo di trucco.

Giuseppe Turani, Affari & Finanza (Repubblica), 25 Maggio 2008

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L’ITALIA CHE CONTINUA A SVENDERE TALENTO (estratto)

(...) L' autrice, Irene Tinagli, è italiana, ma fa la ricercatrice presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. La sua tesi è che l' Italia non ama il talento, non lo coltiva e, a conti fatti, il paese si rifiuta di entrare in quella che si è soliti chiamare "la terza rivoluzione industriale", fatta di globalizzazione, informatica, Internet, servizi . E, soprattutto, di talenti, cioè di gente brava e capace. Che può lavorare tanto a Roma quanto a New York o a Sidney, insomma "globalizzata", collegata con la cultura e il sapere del resto del mondo. L' Italia, proprio perché se ne sta in una sorta di terra di nessuno, prima della "terza rivoluzione industriale", non sente il bisogno di produrre talenti (bravi ingegneri, bravi matematici, ecc.). E continua a tirare avanti, ad esempio, con una scuola che, stando alle statistiche dell' Ocse, pare essere soprattutto una fabbrica di ignoranti. L' Italia, a tutti i livelli sembra non amare il "nuovo", ciò che sarà determinante domani. E questo a tutti i livelli. Imprenditori, politici, intellettuali sembrano tutti riposare dentro una pigrizia impossibile da scuotere. In ogni caso la faccenda sembra non essere importante perché quando il bravo ingegnere va a lavorare si trova in un ambiente in cui lo stipendio aumenta in base all' anzianità e non in base al merito o al talento dimostrato. Questo spiega fra l' altro perché tutti gli ultimi premi Nobel "scientifici" vinti da gente nata in Italia sono stati conquistati grazie a lavori fatti in laboratori stranieri. (...) Grazie a alcuni pionieri, avevamo messo un piede dentro la "terza rivoluzione industriale", ma poi abbiamo rapidamente passato la mano a altri. E nessuno ha mosso un dito (o un miliardo) per fermare questa deriva. Invece, proprio in questi giorni vengono rinviati a giudizio, varie persone (dall' ex governatore di Bankitalia all' ex capo di Unipol-Coop) per aver cercato di impedire in ogni modo che la Banca Antonveneta finisse in mani straniere (come se all' Italia mancassero le banche). Allora, intorno a quella vicenda, come a quella analoga della Bnl, ci fu una forte mobilitazione di personaggi avvolti nel tricolore a difesa della sacra italianità di due banche. Con i politici, ovviamente, in primo piano. Quando invece a andarsene all' estero sono pezzi del nostro futuro, non si mobilita nessuno e tutti considerano normale che ciò avvenga. A nessuno viene in mente di considerare "strategiche" queste realtà. Per fortuna, si dirà, esistono poi imprese (e in particolare quelle del Quarto Capitalismo) che si fanno onore anche sui mercati stranieri e che in molti casi sono abbastanza avanti tecnologicamente. E' questo è vero. Ma probabilmente tutto ciò non basta. Bisognerebbe avere la forza (e l' intelligenza) di investire anche qualcosa su quello che sarà importante domani e non solo su quello che è stato importante ieri .

La stampa, 19 Dicembre 2008

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VESPA? FALETTI? PER LONDRA E’ MOLTO MEGLIO IRENE TINAGLI

Al numero 5 di Cecil Court, uno dei vicoli più affascinanti di Londra, con i suoi deliziosi negozi di antiche stampe, vecchi volumi e oggetti di antiquariato, esiste da vent’anni una libreria italiana. La gestisce da più di un decennio Ornella Tarantola, una simpatica signora che è diventata il punto di riferimento della comunità di espatriati che la vanno a trovare per cercare un libro, fare due chiacchiere, bere un bicchiere di prosecco alla presentazione dell’ultima opera di qualche autore.

Michele Smargiassi, Repubblica, 29 Aprile 2008

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UN LAVORO SI TROVA, MA DEQUALIFICATO. ITALIA, IL PAESE DEI CERVELLI SPRECATI

Fantozzi si guarda allo specchio, si vede Leonardo, e si consola . La figura professionale più richiesta dal mercato del lavoro italiano è ancora il ragioniere, ma i discorsi dei politici e quelli del bar, unanimi, s'aggrappano ancora al mito del genio italico che ci salverà. Non siamo forse il paese degli artisti, degli stilisti che il mondo c'invidia? No. Non lo siamo. È ora di toglierci dalla testa mitologie non solo infondate, ma pericolose. Lo fa con chirurgica spietatezza Irene Tinagli, la ricercatrice italiana del team dell'americano Richard Florida, il padre della "teoria della classe creativa". Il suo Talento da svendere, in uscita oggi da Einaudi, ha i numeri del saggio, il taglio di un pamphlet e l'obiettivo di smontare un po' di luoghi comuni sul paracadute che garantirebbe all'Italia scalcinata e impoverita di sopravvivere agli scontri coi titani della globalizzazione: ovvero la sua riserva di creatività, garantita, eterna, quasi genetica.

Vespa? Faletti? Per Londra e' molto meglio Irene Tinagli

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La Stampa, 19 Dicembre 2008

Al numero 5 di Cecil Court, uno dei vicoli più affascinanti di Londra, con i suoi deliziosi negozi di antiche stampe, vecchi volumi e oggetti di antiquariato, esiste da vent'anni una libreria italiana. La gestisce da più di un decennio Ornella Tarantola, una simpatica signora che à diventata il punto di riferimento della comunità di espatriati che la vanno a trovare per cercare un libro, fare due chiacchiere, bere un bicchiere di prosecco alla presentazione dell'ultima opera di qualche autore.