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Incentivi al lavoro: ricognizione delle agevolazioni esistenti e delle analisi di impatto

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Ma quanti e quali sono gli incentivi all'occupazione esistenti oggi in Italia? E siamo sicuri che gli incentivi funzionino come strumenti per supportare e stimolare l'occupazione? Sono queste le domande che hanno motivato la stesura di questo documento che ho appena terminato: Incentivi al Lavoro, in cui ho effettuato una ricognizione dei principali studi in materia, incluso alcune analisi di impatto di incentivi adottati fino ad oggi in Italia e all'estero, nonchè un censimento di tutti gli incentivi all'assunzione attualmente esistenti nel nostro Paese. Di seguito potete leggere l'Executive Summary del documento e, in fondo al post, il link per poter scaricare il documento integrale. Buona lettura!

Incentivi al Lavoro - Executive Summary

Allo scadere degli sgravi all’assunzione introdotti con la legge di Stabilità del 2015 si è aperto in Italia un intenso dibattito sugli strumenti per stimolare l’occupazione. Alcuni si lamentano del fatto che gli sgravi del 2015 siano esauriti, sostenendo che l’economia ha ancora bisogno di incentivi all’assunzione soprattutto per i giovani, altri chiedono incentivi diversi, altri invece sostengono che sono inutili. Orientarsi in questo dibattito è difficile, anche perchè si basa, spesso, su informazioni incomplete o distorte.

Non è vero, per esempio, che, chiusi gli sgravi del 2015, non ve ne siano altri: oltre a quelli associati al Jobs Act, il Governo Renzi ha confermato molte forme di sostegno all’occupazione preesistenti, incluso incentivi all’assunzione o stabilizzazione per molte categorie “deboli” di lavoratori – giovani, donne, disoccupati e altri ancora - e ha rilanciati nuovi incentivi ancora in vigore: da quelli per l’assunzione di giovani che abbiano fatto l’alternanza scuola lavoro, a quelli per gli ex-apprendisti e per i ricercatori, al lancio e finanziamento di progetti per l’autoimprenditorialità fino ai più recenti incentivi per l’assunzione di giovani nelle regioni del Sud.

Così come non appare vero, alla luce dei dati e delle analisi, che gli sgravi del 2015 non siano serviti a niente: esistono studi, anche di autorevoli istituzioni come la Banca d’Italia, che ne hanno rilevato impatti positivi sul mercato del lavoro.

Non è però neppure vero che gli sgravi all’assunzione siano sempre utili, in qualsiasi forma e in qualsiasi periodo storico: esistono tipologie diverse di incentivi, modi diversi di implementarli, che possono essere più o meno efficaci anche a seconda del modo e del periodo storico in cui vengono adottati.

Insomma, esistono ormai sia una buona letteratura che studi empirici in materia. Perchè ignorarli?

Questo documento nasce dall’esigenza di diffondere informazioni utili per la riflessione in corso: da un lato un quadro della normativa attuale e delle agevolazioni esistenti, e, dall’altro, una rapida panoramica dei principali studi d’impatto effettuati sino ad oggi, al fine di capire quando e a quali condizioni determinate misure funzionano meglio, e quando invece si mostrano meno efficaci. 

Il censimento delle agevolazioni esistenti a livello nazionale ci indica che ad oggi esistono, tra varianti di diverso genere, circa 17 agevolazioni all’assunzione, a cui vanno aggiunte 4 agevolazioni per l’autoimprenditorialità. Se andassimo a vedere anche la normativa regionale vedremmo che essa prevede altre 17 tipologie di incentivi all’assunzione (2 erogati dalla regione Basilicata, 3 dalla regione Friuli Venezia Giulia, 10 dalla Provincia Autonoma di Trento, 2 dalla Regione Sicilia) e 3 finalizzati alla creazione d’impresa (erogati dalle Regioni Lazio, Toscana, Piemonte).

La panoramica sugli studi esistenti in materia ci mostra invece che la frammentazione degli incentivi e in particolare l’esistenza di incentivi mirati a categorie ristrette non risulta molto efficace. Più gli incentivi sono limitati ad alcune fasce di lavoratori o vincolati a criteri stringenti, minore appare il loro impatto e la probabilità che le imprese siano interessate a beneficiarne. Infatti la frammentazione e focalizzazione degli incentivi diminuisce la loro conoscibilità, spesso le imprese non sono  neppure a conoscenza della loro esistenza. Inoltre la presenza di molti vincoli e condizioni rende più commplesso e burocratico l’accesso ai benefici, disincentivando le imprese a farvi domanda. Al contrario, meno restrittive sono le condizioni di accesso e il target di riferimento, maggiore è l’efficacia dell’incentivo in termini occupazionali, anche se il costo tende inevitabilmente a salire. Tuttavia, va anche evidenziato che nonostante gli incentivi più generalizzati risultino più costosi, essendo più efficaci in termini occupazionali tendono a portare risparmi sul fronte dell’assistenza sociale e ad avere un costo netto in alcuni casi vicino allo zero.

L’esperienza e gli studi ci dicono anche che gli incentivi alla stabilizzazione sono più efficaci di quelli all’assunzione, anche perchè si pongono obiettivi diversi: un conto è la modifica della qualità del lavoro esistente, altro conto è la creazione di nuovi posti di lavoro.

Infine, alcuni studi mostrano che gli incentivi all’assunzione hanno maggior o minor efficacia a seconda del contesto normativo in cui si applicano. Le regole da sole non servono a creare lavoro ma possono spingere o frenare l’efficacia di strumenti economici come gli sgravi alle assunzioni. L’efficacia degli incentivi può inoltre variare a seconda del contesto di servizi collegati al mercato del lavoro: se all’incentivo monetario si affiancano servizi che agevolano il processo di incontro tra datori di lavoro e lavoratori, allora l’impatto occupazionale è maggiore.

In sintesi, il quadro che emerge da questo lavoro di ricognizione è che gli incentivi non mancano. Anzi, forse ce ne sono anche troppi. Magari un’attenta valutazione di questi interventi potrebbe consentire una riorganizzazione per concentrare le risorse solo su quelli maggiormente utili, magari accompagnati da un maggior investimento nei servizi per l’occupazione: formazione professionale, progetti personalizzati e di orientamento e inserimento lavorativo, su cui l’Italia si è mossa molto in ritardo. 

 

A questo link il testo completo del documento sfogliabile online, scaricabile anche in formato pdf cliccando sull'allegato in basso.


ll Documento servirà come spunto di discussione per un seminario di approfondimento che ho organizzato per i miei colleghi parlamentari (ma anche persone esterne, chi volesse essere accreditato può rispondere a questa email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), e che si terrà il 12 Luglio alle 14:30 presso il Palazzo dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio. Ne discuterò assieme al Viceministro Enrico Morando, al prof. Marco Leonardi, consigliere economico della Presidenza del Consiglio, al prof. Tommaso Nannicini e al capogruppo PD alla Camera Ettore Rosato.

 

Allegati:
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